Raimondo Piseddu - Sito Ufficiale della PROLOCO DI ORROLI

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Raimondo Piseddu

Antichi mestieri

Ottobre 2013.  Piseddu  Raimondo.

La mola esposta nei giardini e cortili come ricordo di un passato appena trascorso
La simbiosi dell’uomo per la pietra

Ogni pietra ha un suo materiale, e in base ad esso bisogna procedere alla lavorazione


L’artigiano intervistato dalla proloco nel mese di ottobre si chiama Raimondo Piseddu: 56 anni, appena compiuti. Da sempre, fin da bambino, la sua passione e curiosità erano per la pietra e i diversi materiali che la compongono.
La pietra ha accompagnato l’uomo nella sua evoluzione. Ha lasciato che quest’ultimo potesse manipolarla a suo piacimento: dai piccoli attrezzi che utilizzava per la caccia, per finire con la costruzione delle case come materiale di pregio, nella società odierna.

Persino nel Vangelo di Giovanni (8,1-11), dove si racconta la storia di un’adultera che sta per essere lapidata perché colta in flagrante. I sacerdoti, colsero l’occasione, per cercare incolpare Gesù di essere contro le leggi del tempo,  gli chiesero cosa ne pensava, in quanto la legge di Mosè lapidava le donne adultere. Gesù disse loro: chi è senza peccato scagli la prima pietra. La pietra veniva usata per purificare

il peccato. Al di là dei risvolti del racconto, la pietra è stata sempre una costante dell’uomo. L’uomo utilizza la pietra persino nel seppellimento: come sigillo  che sia da tramite tra questo mondo o un altro ipotetico (credenti e non).
In paese il basalto e l’arenaria la fanno da padrona. Possiamo trovare il basalto nelle Domus de Janas, nelle piccole grandi grotte de Su Motti,  Pitz’e  Ogu e Sa Corona Arrubbia, Su Corongiu Ampola ( attualmente alcune persone di paese stanno cercando di poterlo inserire tra i monumenti naturale riconosciuti dall’Unesco).  
A volte la pietra ritorna alla pietra per il tramite dell’uomo: come è successo con gli otto lettini e due bronzetti  dello scultore  Costantino Nivola che vennero rubate al museo di Orani nel lontano 1999 e ritrovati dopo 14 anni in un muretto a secco pringiu ( gonfio ) nelle campagne di Fonni.
Le stesse pietre possono diventare sonore come lo sono  le sculture di Pinuccio Sciola. Esse,  sono sculture simili a grandi menhir che risuonano una volta  lucidate applicandovi delle incisioni. I suoni prodotti sono strutturati a seconda dell'incisione: suoni che ricordano il metallo o il vetro, persino la voce umana.
In tutto questo ragionare sull’utilità  della pietra si inserisce  Raimondo Piseddu.  In una domenica di ottobre riesco a rintracciarlo nella sua casa in aperta campagna. Cerco di attirare la sua attenzione per sapere se era disponibile per l’intervista. Con la mano mi fa cenno di avanzare senza paura, poiché  i cani erano legati.

Un cancello di ferro con due pilastri di pietra fregiati da due capitelli, mi indicano il tragitto da percorrere. Il vialetto delimitato  da alcuni alberi  precede la mia visuale. "Ci sesi arrenesciu a maga tai?", mi dice sorridendo. "Bastada a insisti", rispondo. Subito mi ritrovo davanti alle sue opere. Dei grossi massi scolpiti  con  figurazione diverse attirano la mia attenzione.

Alcuni "lacus", di diverse dimensioni, mi fanno pensare che siano originali, talmente sembrano perfetti. Sorpreso, gli chiedo:
Ma, li hai fatti tu?
Tutto quello che vedi, li ho fatti io. Il lavoro che ha richiesto per poterli realizzare è immenso.
Li hai realizzati a mano?
Tutti! Mentre lavori, ti accorgi come devi procedere. In testa hai la figura da scolpire e nella pietra trovi il tragitto che devi percorrere. La pietra che uso maggiormente è il basalto. Ma, anche quella arenaria mi dà delle grosse soddisfazioni. Tutte e due si prestano alla lavorazione. Dopo aver lavorato delle ore oppure dei giorni, la fatica scompare  quando vedi l’opera finita.
Mentre parla, descrivendo le sue opere, noto il suo trasporto: a  significare che in ognuno di essi vi ha lasciato qualcosa di profondo di se stesso.
Guarda l’ariete, oppure la vasca! La macina o su "Lacu"! Guarda quanto è grande il tavolo in pietra? Poi ti faccio vedere dei pezzi particolari.

Come hai iniziato?
Quando lavoravo in fonderia, vi erano gli stampi. Qualche volta questi si rompevano. Allora bisognava arrangiarsi mettendo a frutto il proprio ingegno. Una volta rientrato in paese, ho fatto tesoro di questa esperienza e l’ho trasferita sulla pietra.  In paese il basalto è la pietra più diffusa… Il mio problema è che la salute

non mi permette di lavorare come vorrei. E poi, mi ci vorrebbe un camioncino con la gruetta per il trasporto dei massi. Anche un piccolo aiuto di braccia giovani che mi aiutassero non sarebbe male.
Come realizzi le opere? Cioè, lavori su richiesta?
Sì, lavoro su richiesta. Ma quando non vi sono le richieste, cerco  di dare spazio alla mia fantasia. Il geco o l’agnellino. L’alieno o la tartaruga..
Cosa la gente ti chiede di realizzare?
Sa mola e i lacus, sono i più richiesti. Infatti, li puoi trovare nei cortili o nei giardini  delle case. Sono testimoni di un passato appena trascorso. Fanno  bella figura perché le associamo a chi li possedeva: di solito era una famiglia benestante. Chi le possiede adesso sta a indicare che discende da quella famiglia…  Che vuoi farci viviamo in una società dove l’apparire è la regola da seguire.
L’opera cui tieni di più?
Mah, a tutte ho dato il mio tempo e passione per la pietra… La pietra mi dà soddisfazione! Perché quando hai terminato il lavoro, tutta la fatica svanisce. Ti rimane quel senso di contentezza e ti accorgi che il tuo tempo è stato speso bene.. Vieni dentro che ti faccio vedere una cosa!
Rimango perplesso e titubante per l’invito. Lo seguo con la curiosità di un ragazzino che  non conosce cosa l’aspetta.  Appena entro rimango a bocca aperta…

Che ne dici?
Alle pareti della stanza vi è appeso di tutto: un mondo di attrezzi del novecento cattura il mio sguardo. Non so, dove posare gli occhi, talmente sono tanti gli oggetti che non sai dove soffermarti. Sono appesi alla rinfusa. Alcuni di essi ti ricordano di averli utilizzati, Altri, di averne sentito parlare. Tutti, rappresentano un mondo che non esiste più: il macinino per il caffè, il forcone di legno, la macchina fotografica, il cavatappi di legno.. etc.  Riesco a pronunciare: fantastico!

Ti piace?  Sono anni che raccolgo tutto ciò che rappresenta il passato. Soprattutto il novecento. Alcuni di questi, li avrai utilizzati pure tu?
Si! Alcuni ho fatto in tempo a conoscerli…  Erano anni che non rivedevo le misure per il grano o le fave.
Cosa ti ricorda?
S’axiolla che non esiste più.

E questo cosa ti ricorda?  E quest’altro?..
Siamo rimasti una intera mattinata a commentare gli attrezzi. A parlare del passato appena  trascorso, e delle sue opere che fanno da contorno…

Per chi volesse contattare e vedere le opere dello scultore
Raimondo Piseddu: cell. 3497366020


Proloco Orroli 2013                                                            Gino Cappai
Foto di Stefania Anedda Fotografia, con il consenso dell’artista.



 
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