Patrizia Deplano - Sito Ufficiale della PROLOCO DI ORROLI

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Patrizia Deplano

Antichi mestieri

Agosto Orroli 2013   

La tradizione perduta negli ultimi anni
ANTICHI MESTIERI E I GIOVANI
La nonna mi ha trasmesso la passione e i trucchi della tessitura


Inauguriamo lo spazio dedicato agli artigiani con una giovane che sin dall'età di diciassette anni, invece di stare davanti ad un pc, trascorre interi pomeriggi davanti ad un telaio a creare tappeti, bisacce e arazzi.  

Patrizia Deplano: 27 anni appena compiuti .
Ragazza minuta che sa usare le mani come se fosse un pianista davanti ad un pianoforte. La puoi incontrare nel suo piccolo laboratorio con due telai: di cui uno regalato dalla nonna materna con quattro " lizzasa" , e l'altro con due "lizzasa" regalato da una signora di Isili. Quest'ultima è stata la sua seconda maestra. La prima, quella che le ha trasmesso la passione e i trucchi del mestiere è stata sua nonna. Per intere giornate a imparare e a farle domande su come procedere nell'intelaiatura.

In questi anni si è perso a Orroli, e non solo, la figura delle donne che si siedono in strada a filare la lana con il fuso. La lana acquistata dal pastore subiva una serie di trattamenti: lavata, asciugata, pettinata e filata. Una volta terminata la filatura, si procedeva alla colorazione. A seconda del colore erano usate diverse piante: su truiscu per il colore nero, frutti di ciliegio e di

mirtillo per il rosso, rami di ginestro e stimi di zafferano per il giallo, foglie di carciofo e di edera per il verde, cisti ed erica per il marrone.


La procedura per colorare la lana.
Veniva portata a ebollizione in un recipiente "Su Cradasciu" dell'acqua. L'ebollizione durava da tre a cinque ore per le foglie e i rami. Da due a tre ore per i fiori. Da quattro a sei ore per i fusti e le cortecce. Il liquido ottenuto si filtrava per liberarlo dalle impurità ed era poi usato per la colorazione dopo aver aggiunto solfato di rame o succo di limone. La filatura di lana era immersa nel liquido e fatta continuare a bollire per due o tre ore. Si passava poi a un bagno fissatore di acqua salata per mezza giornata. Lavata di nuovo e messa ad asciugare all'ombra.

Il laboratorio di lavoro, in realtà è una grande stanza. Appena entri, ti trovi davanti ai telai. Sembrano che aspettino qualcuno per iniziare a lavorare. I fili intrecciati piano piano danno luogo a una figura di un animale. Pensi subito che sia inusuale vedere un giovane alle prese con un telaio. Vederne poi una, armeggiare il telaio come se fosse una macchina da

guidare con pedali, spole e quant’altro, fa una certa impressione. Cerchi di capirne il funzionamento, ma poi ti arrendi alla tua ignoranza e ti viene spontaneo di chiederle:

Spiega come usi il telaio e il suo funzionamento.

E’ semplice da spiegare. Sistemi il telaio in modo perpendicolare. Inserisci Su Srubiu negli appositi fori. Srotoli pian piano l’ordito per allungare tutti i fili in modo da poterli inserire a uno a uno all’interno di ogni singolo liccio " Lizzu". I fili si fanno passare a uno a uno all’interno di ogni foro del pettine (Su pettini fattu de canna). Una volta conclusa questa operazione il pettine viene chiuso in  "is casciasa".  I fili legati e tirati per bene a "Su Srubiu" davanti. Bisogna legare i Lizzasa alla pedaliera " Is peis de is craccullasa", nel seguente modo: sa Lizza davanti ai piedi laterali e sa Lizza di dietro ai pedali centrali. Dopo aver sistemato le funi e dopo aver eseguito tutte queste operazioni in modo corretto, possiamo dar inizio alla tessitura. Prendiamo Sa Spolla e Su Canneddu. Facciamo passare la trama all’interno dell’ordito cambiando il movimento dei pedali in modo che l’ordito si intrecci. In questo modo otteniamo il lavoro che ci siamo proposti di realizzare…  Capito?

Mi sono perso, ma cerco di non farlo vedere, cosi le faccio subito un’altra domanda. A che età hai iniziato a usare il telaio?
Avevo diciassette o diciotto anni. Vedevo mia nonna che passava molto tempo al telaio. Un po’ per curiosità un po’ per vedere se ne ero capace mi sono cimentata. Una volta che

apprendi il meccanismo è semplice da usare. Poi, quando vedi il lavoro finito ed è ben fatto, sei felice.

Quanti tappeti e arazzi hai fatto?

Diversi. Per un tappeto occorre qualche mese. Per l’arazzo a seconda del disegno un po’ meno, ma occorrono diversi giorni lo stesso.

Il lavoro che ricordi volentieri?
L’arazzo della caccia grossa ( Sa cassa manna ).
Quello da dimenticare.
Niente.

Tra le diverse bisacce quale richiede più lavoro?
Quelle con i disegni richiedono più tempo perché bisogna contare i fili.

Vedo che ci sono due telai, quale usi di più?
Quello dove è possibile rappresentare i disegni, ovvero quello "cun dua lizzasa".

Hai mai provato a rappresentare in un arazzo un fatto o avvenimento successo in paese?

Per il momento no. Anche se ci sto pensando.

Ti piace sperimentare?
Mi piace realizzare disegni e arazzi nuovi. L’ultimo che sto creando è l’arazzo che rappresenta l’ultima cena . Bisogna contare i quadretti che compongono il disegno. Ogni quadretto corrisponde ad un filo. Con l’ago di tavola sollevo il filo e passo la lana per realizzare il disegno.

Conosci Maria Lai?
Si. Lei apparteneva ad un altro mondo. La sua creatività non aveva limiti. Con un filo riusciva a creare delle opere d’arte. Mi piacerebbe andare a vedere il suo museo e provare a scoprire alcuni suoi segreti… Solo provare, non imitarla…    
L’importante essere se stessi e trovare uno stile personale.

Il tempo è a suo vantaggio, perché essendo giovane può soltanto imparare e migliorare.  

Coloro che vogliono conoscere i lavori di Patrizia Deplano possono contattare il numero:  
3474370224.

Proloco Orroli  AGOSTO 2013              Gino Cappai

 
 
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