Parco Su Motti - Sito Ufficiale della PROLOCO DI ORROLI

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Parco Su Motti

Turismo

Parco "Su Motti".

Il parco archeologico naturalistico "Su Motti", oggi è un importante fetta di territorio ricco di vegetazione geobotanica composta da alberi ad alto fusto e arbusti, di cui abbondano prevalentemente le massicce querce (Quercus pubescus wild – roberella – Arrolli), e lecci varie. Anche quest’ultime, appartenente alla famiglia delle querce, appartengono ad una categoria esemplare che nasce prevalentemente ad un’altitudini di 500 mt., fino ad un’altezza di 1300/1400 m. s.l.m.
Fra le altre specie botaniche, troviamo l’anagiride – Siliqua crabina – (anagyris foetida);  la rosa selvatica – Arrolariu – (Rosa canina l.); la ginestrella – Scova de bingia – (Osyris alba l.); la dafne – Truiscu – (Daphne gnidium l.); l’euforbia – Lua – (Euphorbia characias l.); il pungitopo – Piscialluttu – (Ruscus aculeatus l.); il cisto femmina – murdegu de procus – (Cistus Salviifolius); l’edera – era – (Hedera belix l.); il leccio – illixi – (Quercus ilex l.); la fillirea – arrideli – (Phyllirea latifolia l.); il fico d’India – figu morisca – (Opuntia ficus-indica mill); il lentisco – modditzi – (Pistacia leutiscus l.); l’asfodero – cadrilloni – (Asphodelus micro campus salzm et viv.); la ferula – feurra – (Ferula communis); il cisto bianco – murdegu arrubiu – (Cistus incanus l.); il biancospino – kalavrigu – (Crataegus monogyna Jacq.); il Caprifoglio – mamm’e linna – (Lonicera implexa aiton); il bagolaro – srugaxia – (Celtis australis); il rovo – orrù – (Rubus almifolius); il salsapariglia – titioni – (Smilax aspera); il perastro – pirastu – (Pyrus amygdaliformis vill.); il macerone – macciaroni – (Smyrnium olusatrum l.); ed inoltre le more selvatiche, raccolte dalle donne paesane per confezionare delle succulente marmellate, e le tipiche ghiande, raccolte dagli allevatore per la nutrizioni dei suini.

Domus Is Janas

Per chi accede all’interno del parco, infatti, può osservare un piccolo tratto di stradina stretta che si presenta all’ingresso del sito archeologico-naturalistico, ove si osservano le tracce delle ruote dei piccoli carri trainati in passato e attualmente dai buoi o dall’asino. I carri venivano condotti dagli allevatori che si cimentavano alla raccolta delle ghiande per nutrire i maiali d’allevamento.

Se l’area territoriale del parco è ricchissima di tante piante vegetative d’alto fusto e di piante comuni semplici, lo si deve anche al fatto che vi è presente, ormai da millenni, il vulcano "Pitziogu", il quale, grazie a tanta magma lavica eruttata durante il periodo Paleozoico e Mesozoico, e grazie all’intenso calore emanato dall’interno delle sue viscere terrestri e in tutta l’area del sottosuolo terrestre, ha reso cosi fertilissimo il suo terreno, tanto da mantenere la prolificazione territoriale della flora fino ai nostri giorni.
Infatti, questo fenomeno non è presente solo lungo il tratto di quest’area situata ai piedi della catena montuosa, ma anche in gran parte dei terreni circostanti, rendendo le campagne fertilissime nel trascorrere di ogni anno, in ogni stagione e in ogni evento climatico. Sui terreni crescono anche moltissime piante spontanee, ricche di cibi per uso comune e domestico, capaci di arricchire le tavole di buoni sapori, odori e tanta fragranza. Fra questi cibi prelibati, ricordiamo i preziosi funghi ( i prataioli, le amanite, i "boletus" o porcini, i pleurotus o i comuni funghi di carne, le mazze di tamburo, i chiodini e molte altre specie); il succulento asparago, ricchissimo di ferro; il cardo selvatico, di cui vien cucinato per arricchire la gustosissima carne; il mirto e la menta, per insaporire di gusto e buon odore la carne e il sugo; nonché "Su porru e angioni", o meglio l’aglio selvatico, utilizzato per condire la salsiccia e diversi altri alimenti.

Oltre alle specie botaniche, i terreni sono ricchi di lumache, cacciagione, lepri e conigli, nonché pesce d’acqua dolce, il quale vien pescato lungo i margini del fiume Mulargia e Flumendosa.
Molte volte, l’appassionato e amante di buoni bocconi, ha la fortuna di procurarsi un bel pezzo di sughero da quercia, il quale vien pulito per bene, e usato in tavola per deporre su di esso la carne cotta, le salsicce e il pesce cucinato arrosto o alla griglia, nonché con il comune spiedo sardo: "Su schidoni e ferru". Il tutto vien confezionato con del buon mirto, olio, sale e del pane fresco, cucinato anch’esso sul camino a legno e col carbone. Tanta fragranza e tanta genuinità apprezzata ancor oggi da moltissime persone isolane, specialmente quelle risiedenti nei paesi dell’entroterra, i quali usano sempre seguire le vecchie usanze, anche quelle dell’antica cucina tradizionale sarda.
Oggi, l’area archeologica-naturalistica de "Su Motti", è utilizzata da alcuni pastori, i quali usufruiscono di alcune piccole aree recintate in pietra basaltica per custodire le proprie pecore e capre da pascolo.


 
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