Nicolino Sirigu - Sito Ufficiale della PROLOCO DI ORROLI

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Nicolino Sirigu

Antichi mestieri

La xilografia per rappresentare  il mondo circostante
Il bianco e il nero. Il chiaro-scuro  della vita
La mano deve saper dare l’impronta che si vuole avere.

Dopo alcuni mesi di totale silenzio, la proloco riprende le interviste "antichi mestieri", con gli artigiani e artisti del paese. Lo scrivente si deve scusare con L’artista: Nicolino Sirigu, per aver rimandato la stesura dell’intervista. Uno dei motivi che hanno ritardato la stesura è stato, forse, che Nicolino è un artista che non ha bisogno di essere intervistato, perché le sue opere sono conosciute in tutta l’isola e persino in continente. In questi anni le sue opere sono state oggetto di studi dai critici dell’arte xilografica. Beatrice Dotzo: poesia in bianco e nero. Giorgio Pellegrini: un legno, un segno. Alessandra Menesini che cita solo il nome e cognome dell’artista: Nicolino Sirigu.

A significare che oramai si è ritagliato un proprio spazio nell’arte xilografica.  Salvatore Demuro: i segni del tempo. Tutti sono d’accordo nel definire le opere dell’artista uno spaccato della vita passata e presente.   La xilografia, per chi non conosce la tecnica, è una forma di disegno che usa la tavoletta di legno come matrice.

Il legno è inciso, con un particolare strumento detto sgorbia per togliere le parti che dovranno essere bianche, mentre quelle in rilievo saranno inchiostrate. A questo punto, viene appoggiato un foglio di carta sulla matrice e premuto con forza. Sul foglio di carta viene cosi impressa la stampa in cui le parti bianche corrispondono alle incisioni, assenza di colore, fatte sulla matrice di legno.

La tavola di legno può essere di "filo" se è tagliata longitudinalmente rispetto al tronco, oppure di "testa" se tagliata trasversalmente. A seconda del tipo di xilografia che si vuole ottenere cambia la scelta del tipo di matrice: la tavola di "filo" è più morbida e meno precisa ai segni. Invece, quella di "testa", può essere incisa con linee sottili e ravvicinate, producendo disegni ricchi e dettagliati.

L’uso della xilografia come arte risale agli espressionisti tedeschi che realizzarono opere basate su forti contrasti di bianco e nero. Il bianco e nero dell’artista Nicolino Sirigu, la Dotzo la definisce poesia. Una poesia che rispecchia  l‘artista che vuole comunicare attraverso la natura : spazi ampi e figure umane dove ritrovano la loro giusta collocazione. Un riprodurre in bianco e nero, i colori della nostra storia.
Nicolino Sirigu ha il suo laboratorio e casa museo in via Roma. Una casa vecchia, ben ristrutturata, dove il visitatore non può che immergersi in un’atmosfera dove l’arte è il padrone di casa.

La piazza adiacente alla casa – museo, ci introduce all’incontro dell’artista. Nicolino, come suo solito, molto disponibile ed entusiasta dell’intervista mostra subito i suoi arnesi del mestiere.
Come si chiamano?
Gli attrezzi che uso sono pochi: sgorbie, bulini e punte.
Spiega in breve quello che fai con questi arnesi?
Per la tavola bisogna scegliere il tipo di legno: io uso l’olivastro, perché rimane più compatto e duro. Ma va bene pure il ciliegio, il pioppo, il pero o l’ulivo e il bosso che  è più universalmente usato. Nella xilografia l'estro e l'intuito sono essenziali, in quanto non sai di aver inciso poco o a sufficienza.
Il chiaro o il scuro appaiono falsati.

Sarà la stampa a rilevare l'autenticità dell'incisione. Saper inchiostrare è un'arte che dipende dalla sensibilità dell'autore.
La sua mano deve saper dare l'impronta che si vuole avere. Ogni copia è diversa l'una dall'altra. Le opere non si possono fare in serie, come può avvenire in tipografia. La mano dell'artista non ha sempre la stessa sensibilità. Puoi riconoscere le sue opere perchè ha un proprio stile.  Ogni opera è particolare perchè è diversa da tutte le altre. Nella xilografia il bianco e il nero sono i colori preponderanti. Tutti gli altri colori tendono a sminuire l'opera o abbellire secondo l’intenzione dell'autore.

Cosa rappresenti nelle tue opere ?
Cerco di rappresentare il mio mondo vissuto  e il presente che è in continua evoluzione.  Metto in rilievo il paesaggio, pure esso in continuo cambiamento. Ciò che mi colpisce sono le particolarità che cerco di trasmettere nelle opere: gli alberi o i cespugli ai bordi di un ruscello con le sue sfumature di chiaro- scuro. I cavalli assieme all'uomo nel paesaggio:  racconto uno spaccato della vita.

Ho potuto notare che nelle tue opere metti in evidenze le particolarità.
Si. Cerco di mettere in rilievo i particolari perché in questo modo è più facile da ricordare. Oppure cerco di rappresentare le caratteristiche peculiari di quel oggetto, di quella scena o momento. Un fermo-immagine che a seconda  del tempo che hai a disposizione, devi far ricorso alle tue doti. Alcune volte, mi aiuto con le foto. Il più delle volte cerco di elaborare il tutto con le emozioni…

Come quest’opera? .. ARATURA dimensione: 30x20
Qui rappresento un giogo di buoi che traina un aratro, mentre il contadino è intento che il solco venga fatto bene. Si può notare " su strumbulu" o pungolo.  Un’ asta lunga circa 160/170 cm. In cima aveva una punta che serviva a stimolare i buoi durante il lavoro nei campi. Nell’estremità opposta aveva una paletta di ferro che serviva a pulire il vomere dell’aratro dalla terra che rimaneva appiccicata. Puoi vedere "is ordinagusu ". Erano delle funi, redini, che servivano per far girare il giogo di buoi a destra o sinistra oppure tornare marcia indietro.  L’altro contadino è intento con la zappa, a mettere a posto le zolle che l’aratro ha smosso.

Perché questo scuro intenso nel cielo?
Ho voluto mettere in risalto, con il nero intenso nel cielo, il duro lavoro dei campi. Il contadino si alzava presto. Dava da mangiare ai buoi. Dopodiché ancora buio, s’incamminava per raggiungere l’appezzamento di terreno da

lavorare alle prime luci dell’alba. Il suo rientro era al tramonto, dopo una giornata di fatica.  L’ ARATURA rispecchia in qualche modo il quadro LA SEMINA dimensione: 39,5x28  
Si seminava dalla fine di ottobre ai primi di novembre con la luna buona, mai di venerdì. Il contadino teneva in mano un sacchetto di semi a tracolla oppure la bisaccia a spalla e camminando in modo regolare spargeva i semi con un largo gesto del braccio… Si può vedere la donna che   riempie il sacco. In questo modo il contadino non perdeva tempo. Il carro pieno di sementi veniva parcheggiato in un angolo per non intralciare il lavoro. Si può notare la chiusura del terreno con il muretto a secco, dove vi si accede tramite un cancello di legno…   
      

Nel tuo libro: Nicolino Sirigu, incisore  ed. Carracino anno 2006. Ho notato a pag. 16 e 18 il quadro rappresenta la stessa scena. In uno è chiamato "S’incungia"  e nell’altro "Il raccolto". Tutte e due hanno le stesse dimensioni: 26,3x18.
Come mai questa trasposizione della scena?
E' vero!  Vi è il giogo di buoi, il carro pieno del raccolto. Il contadino che controlla il tutto. Cambia il paesaggio. Ho voluto rimarcare nei due quadri, che nonostante vi fosse stato il passaggio della Sardegna all’Italia, noi sardi, siamo stati sempre indietro rispetto al resto del paese. Abbiamo cambiato solo il modo di
parlare. Ecco perché "S’incungia" e "Il raccolto". Due facciate della stessa medaglia, dove il soggetto è sempre lo stesso.

Nei tuoi quadri è riportato molto spesso il mondo agro-pastorale: "S’arazzoni",  "Le spigolatrici", "S’incungia de sa palla", "Sa prugadura", "Sa treulla", etc. Come mai?
Voglio raccontare nei miei quadri un mondo che non esiste più. Scene di vita che sono andate perdute. Emozioni che il tempo ha  sopito ma non dimenticato. Noi tutti proveniamo dal mondo agro-pastorale . Un mondo che è totalmente cambiato. E con lui il paesaggio e noi stessi. Solo la memoria dei ricordi di chi le ha vissute quelle esperienze può farle rivivere.

 
Come è nata questa tua passione per l’arte xilografica?

Dopo aver concluso la scuola media, avrei voluto proseguire gli studi, ma la mancanza dei mezzi finanziari non me lo permisero di continuare. Il corso che frequentai a Isili  di xilografia, organizzato dal Comune, ebbe come maestro Giovanni Dotzo. Egli, mi trasmise la passione per la xilografia. Con quest'arte ho trovato il modo di esprimere e dare spazio alla mia creatività.

Coloro che non conoscono ancora le opere del pittore, incisore; Nicolino Sirigu, possono visitare la sua casa-museo in via Roma dietro appuntamento.  


Nicolino Sirigu
via Nuraghe,10 Orroli (CA)
Cell. 347 3839704 –
Sito: http:www.nicolinosirigu.it.
E-mail:
nicolinosirigu@tiscali.it.       

Proloco Orroli Nov 2014                         Servizio a cura di Gino Cappai

 
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