Massimo Sirigu - Sito Ufficiale della PROLOCO DI ORROLI

Vai ai contenuti

Menu principale:

Massimo Sirigu

Antichi mestieri

     Settembre 2013

       L’abito di pregio per le sfilate dei gruppi folk è diventato
"Sa Mastrucca"

LA MASCHERA COME IDENTITA’
DI UNA COMUNITA’
Da un tronco si possono ricavare due maschere


Il secondo artigiano intervistato dalla Proloco di Orroli è Massimo Sirigu di anni 45. Da circa sei anni si dedica alla creazione delle mastrucche (S’Astepeddi) e delle maschere tradizionali.

Il suo obiettivo è di rappresentare i due manufatti nel modo più realistico possibile. Infatti, nel creare le maschere zoomorfe o antropomorfe cerca sempre di dare a ognuna di esse la giusta collocazione per renderle originali e uniche nel suo genere. Non possiede un proprio laboratorio, ma ha trasformato la sua casa in un grande luogo di lavoro. Il suo non è un mestiere vero e proprio. Ma bensì, è una grande passione, dove la curiosità si è trasformata nella ricerca della perfezione.


In questi anni abbiamo assistito a una vera riscoperta delle tradizioni locali, dove la maschera rappresenta una intera comunità. Ogni comunità adotta una propria maschera, tutte diverse l’una dall’altra. I Mamuthones e Issohadores a Mamoiada.

Boes e Merdules a Ottana. Is Cerbus a Sinnai. Is Mustayonis e S’orcu forresu a Sestu. S’urtzu e Is Sonaggiaos a Ortueri. Mamutzones a Samugheo. Urthos e Buttudos a Fonni. Su Corongiaiu a Laconi. Sos Tamburinos a Gavoi. Su battileddu a Lula. Sos Thurpos e Eritaju a Orotelli. Su Scruzzoni a Siurgus Donigala. Gattu e Maimone a Sarule. Is Cerbus a Sinnai.

A Mamoiada vi è addirittura un museo delle maschere, dove il turista può ammirare quasi tutte le maschere della Sardegna. Il visitatore s’immerge nel mondo delle maschere rimanendone affascinato e meravigliato per il mistero che esse suscitano. Nelle sfilate ogni gruppo di maschere segue una sua coreografia, dove viene rappresentato un fatto o scena della comunità. Gli stessi gruppi non sfilano solo a carnevale, ma durante l’estate sono chiamati per attrarre i turisti.

Massimo ci accoglie a casa sua con molta gentilezza e ospitalità. Appena seduti, ci mostra un attrezzo che assomiglia a un raschietto. Un po’ sorpreso per non aver mai visto un attrezzo del genere. Un po’ intimorito per le sue reali intenzioni, mi tengo sulla difensiva.


Cosa significa? Guarda che dobbiamo fare solo una chiacchierata.
Non preoccuparti. Quest’attrezzo lo uso per togliere il grasso della pelle. Si chiama "Su Ferru de Conciai".
Spero che la pelle non sia mia?  
No, tranquillo!
Seppur perplesso ne approfitto per iniziare l’intervista. Come mai hai scelto di realizzare le maschere e le mastrucche?
La passione per la realizzazione delle mastrucche mi è stata trasmessa da zio Orazio Deplano. All’inizio, per farne una mi occorreva il doppio del tempo che impiego adesso. Ritagliavo e cucivo le varie pelli tutto a mano, usando ago e spago. Adesso mi aiuto con una macchina per cucire che usano i calzolai.


Che tipo di pelli usi?
Le pelli sono di pecore e capre. La più ricercata è quella nera. La pecora nera è in via di estinzione. Li stessi pastori, in un gregge ne tengono pochissime.
Come mai?
Non lo so. E’ una domanda che dovresti fare a loro.
Che procedimento usi per fare una mastrucca?

Per una mastrucca occorrono circa tre pelli. Il primo procedimento consiste nel lavarle con acqua e sapone. In questo modo, si eliminano tutte le impurità che la lana contiene. Pulita e cosparsa di sale e allume di rocca, viene arrotolata in modo che la lana rimanga all’esterno. Girata per un paio di giorni, viene lasciata riposare. Una volta terminata quest’operazione, la si srotola e con "Su Ferru de Conciai". Si raschia in modo da eliminare tutto il grasso che la pelle contiene. Si stende e si stira in modo che le fibre della pelle si rompono e diventi morbida. Si lascia asciugare all’ombra. Dopo una ventina di giorni, la pelle è pronta "po sa traballadura", cioè per la lavorazione. Il periodo migliore per fare questo lavoro va dall’autunno alla primavera. Durante l’estate la pelle non si presta perché diventa secca e poco elastica, come se fosse cartone.

La mastrucca o "S’astepeddi" come si chiama in sardo, oramai è diventato un indumento da esibire nelle varie sfilate con orgoglio dai gruppi folk e dai gruppi delle maschere … Sò, che ti dedichi anche alla creazione delle maschere tradizionali?

Si. Le maschere è l’altra mia grande passione. Nelle maschere c’è mistero dove fantasia e immaginazione ci riportano alla nostra infanzia. Ritorniamo tutti bambini.

Le scene o fatti che i gruppi rappresentano nelle sfilate, ci portano a conoscenza di un mondo lontano.
Che procedimento usi per la loro creazione?
Per prima cosa, bisogna scegliere l’albero: pero selvatico o olmo. Da un tronco si può ricavare al massimo due maschere. Si procede lentamente, dando la figura che si vuole creare … Di solito, occorrono diverse ore di lavorazione.
Soddisfazione?
Tanta! Ogni maschera fa storia a sé. I lavori fatti a mano si distinguono per il fatto che non sono uguali. C’è sempre qualcosa che le rende diverse tra di loro, seppure in modo poco visibile.
Ti è mai capitato di indossarle?
Sempre. Soprattutto per carnevale. Bisogna pur diffondere il lavoro che ho creato.
Vedrai che con il sito della proloco riuscirai a farti un nome.

Sorride. Ma, è contento della nostra visita. Siamo consapevoli che non basta una semplice intervista a far conoscere il lavoro di un artigiano. Massimo però, è molto bravo nel creare le maschere e le mastrucche. In questi anni è riuscito a crearsi un suo marchio che è quello della perfezione. Infatti, ogni manufatto fatto a mano sembra perfetto in tutte le sue forme. Le acconciature e i ritagli sono un tutt’uno con il materiale usato. Bisogna aggiungere che Massimo è molto bravo nel riprodurre in miniature i gruppi di carnevale come se fossero bambole da collezione. Ha trasformato la sua casa in un piccolo museo, dove i suoi prodotti (molto riduttivo), sono delle opere d’arte.
Per coloro che sono appassionati di maschere e mastrucche sicuramente da lui troveranno soddisfazione alle loro curiosità. Potranno rendersi conto del metodo di lavoro che ha utilizzato nel creare il manufatto.  Possono prendere contatti con lui  al numero

Proloco Settembre 2013                Gino Cappai

 
Torna ai contenuti | Torna al menu