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Nuraghe Arrubiu

Il nuraghe Arrubiu.

Dal chilometro 9 dalla strada Orroli-Escalaplano, si giunge ad una seconda strada polverosa che conduce al nuraghe Arrubiu, così chiamata dal colore dei massi che lo compongono, rivestiti dai licheni. Esso è considerato una delle testimonianze più importanti della Sardegna Preistorica. Infatti, nonostante non siano tuttora conclusi gli scavi (giunti all’11° campagna di scavi), il complesso nuragico domina in estensione il nuraghe di Barumini "Su Nuraxi" di 2.350 mq. La struttura del nuraghe Arrubiu, invece, presenta una torre centrale (mastio) di 15 metri, e ricopre un’area di 3.500 mq.
La struttura, originariamente raggiungeva un’altezza massima di 24 metri. Oggi sono presenti 5 torri perimetrali situate intorno al mastio, 16 torri delineate intorno ad

esse, unite tra loro da tre mura consistenti, raggiungendo complessivamente 21 torri complessive. Secondo l’Archeologa Fulvio Lo Schiavo, le torri potrebbero aumentare, perché sul territorio si evidenziano altre strutture affioranti di diversa epoca. Secondo i calcoli, entro i prossimi anni, si dovrà scavare di ben altri 4-5 metri in profondità rispetto alle torri N-U-T.
Il nuraghe è accessibile in tutte le sue camere: dalla torre centrale A con pozzo e cortile B, nella torre C (chiamata anche stanza delle donne) dove vennero alla luce molti oggetti di corredo femminile come: ciottoline, fusaiole, falcetti in ossidiana, pettini ed altri utensili, ed infine le torri D-E-F-G.
Fra i ritrovamenti più importanti, un vaso miceneo, proveniente dal Peloponneso, risalente al 14° sec. a.C. Questo ci fa pensare ad un continuo commercio tra la Sardegna e il popolo Egeo.

All’interno del nuraghe vennero alla luce testimonianze di diversa età, fra cui: una capanna nuragica tardo-antica, tre capanne che componevano un piccolo villaggio, un impianto di epoca romana sul cortile centrale B, due laboratori ecologici romani nel cortile C1 ed infine una macina per la produzione del vino, situata all’ingresso del sito.
Il sito è di origine nuragica, eretto probabilmente intorno all’anno 1250 a.C. Nel VI sec. a.C. cadde in mano ai Cartaginesi che lo sfruttarono per lunghi anni. In seguito passò alla dominazione Punico-Romana tra il II-I sec. a.C. ed il IV sec. d.C.



Le campagne di scavo iniziarono intorno alla primavera del 1980, riportando alla luce tante testimonianze di estremo valore storico artistico. Infatti sono riemersi ben 43.000 reperti, tuttora in fase di accurato restauro.

Dalla fine del 1997 si propose l’apertura di un primo museo paesano, che in futuro conserverà gran parte dei reperti. Il nuraghe è possibile visitarlo ogni giorno, dalle 8,30 alle 13,30. All’ingresso è possibile rinfrescarsi nel bar, edificato sotto il progetto del Professor Architetto Pierpaolo Secci alla fine degli anni ’90, inizio attuale secolo.

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